lunedì 21 luglio 2014

Crisi di pianto

Oggi mi ha preso così.
Sono in sintonia con il tempo. Piove. Piango.
Mi sento così sola.
Mi sento così stupida.
E' la terza estate di fila che vado in ferie dicendo "quando torno cambio lavoro".
Ne ho un po' le palle piene.
Non capisco se sono io ad essere sfigata, o se semplicemente sono io.
Forse tutte e due.
Ma non so come uscirne.
Non so davvero cosa fare.

6 commenti:

  1. Ho riletto tutti i tuoi post da maggio fino adesso...mi sono persa qualcosa? Mosè?

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    1. Mosè c'è e sta bene... per fortuna... è la mia salvezza :)

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  2. Piangi, piangi, lascia cadere quelle lacrime, sono liberatorie...
    Io non piango quasi mai, trattengo tutto, a volte vorrei piangere ma fa troppo male e non ce la faccio.
    Sono domande alle quali solo tu puoi dare una risposta, o meglio ce l hai già, devi solo trovarle nel tuo profondo.
    Coraggio!

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    1. Ho seguito il tuo consiglio. Ho pianto.
      Anch'io trattengo tutto e faccio davvero fatica a piangere però hai ragione, è liberatorio. Magari non cambia nulla però ti senti meglio.
      Grazie

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  3. So che sto per scrivere un'enorme banalità, ma un lavoro fisso al giorno d'oggi è cosa preziosa... Te lo dice una che da anni rimbalza tra un contratto a tempo determinato ed un altro, senza avere alcuna certezza... Però, non devi neanche finire per stare male a causa del tuo lavoro solo perchè ti garantisce un stipendio... Quindi, se posso permettermi, io ti consiglierei di fare così: comincia a mandare CV in giro, fai colloqui, vedi se ti si apre qualche altra possibilità lavorativa... nel frattempo, continui a fare il tuo lavoro attuale... Poi, non appena vedi che ti si apre uno spiraglio sufficientemente solido e convincente da qualche altra parte, lasci questo lavoro che non ti fa stare bene, e ti dedichi all'altro. D'altronde lo stipendio è necessario, quindi non sarebbe prudente mollare tutto di punto in bianco... però puoi sondare il terreno, vedere se trovi un'alternativa, e mandare a quel paese il tuo lavoro attuale quando ti ritrovi in mano qualcos'altro di sicuro.
    Un abbraccio...

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    1. Non sono assolutamente banalità quelle che scrivi, anzi.
      Il punto è che io non ho un lavoro fisso. Sono un commercialista con partita iva che lavora per altri commercialisti.
      Quindi precario per definizione.
      La fortuna è che nel mio lavoro sono brava e che a Milano c'è movimento e riesco a cambiare abbastanza facilmente. Però è anche vero che è il terzo studio che cambio in due anni e mi sono un po' rotta. E allora sai, mi domando se davvero sia così sfortunata a trovare tutti posti non adatti a me o se sia io il problema.
      Mah, non so.

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