venerdì 27 giugno 2014

L'uomo dagli occhi tristi



Quando lo conobbi pensai subito… quanto è magro e che occhi tristi che ha.
Forse lui pensò di me la stessa cosa.
E’ incredibile come un sorriso, un bel sorriso, non riesca a cancellare gli occhi tristi.
E’ incredibile come si possa fingere, vestirsi bene, truccarsi e nascondersi, ma gli occhi, quelli non mentono mai.
Pensavo che avrei potuto far diventare sorridenti quegli occhi.
E per un momento ci avevo anche creduto.
Ma mi sopravvalutavo, o forse volevo salvare lui per salvare me.
Invece siamo rimasti solo due occhi tristi.

Vorrei che un giorno qualcuno mi spiegasse come si fa a lasciarsi le cose alle spalle.

Come si fa a non sentire la mancanza.
E come si fa a non volerla colmare.
  

giovedì 26 giugno 2014

Intanto

Cerco di arrivare alla fine di questa settimana.

Una delle peggiori da.... mesi....

L'ho detto tante volte, ma fondamentalmente è perchè ci credo. Il mio DCA è sempre stato un modo per "distrarmi", per non dover affrontare la delusione, l'amarezza, la sofferenza, l'insoddisfazione.
Non me la sono mai cavata bene davanti al dolore.
Il dolore.
Ma come si affronta?
Come si fa a superare qualcosa che ti fa male dentro?
Lo ammetto, non l'ho ancora scoperto.
Lo sopporto, a volte.
Mi distraggo e faccio finta di niente, altre.
A volte devo addirittura farlo diventare reale per dirmi che esiste.
Quanto vorrei avere la febbre ora, o anche solo un raffreddore. Almeno così potrei dire che sto male. Dirlo a me stessa, ovviamente.
Ed invece no, mi tengo tutto dentro.
Sopporto.

Aspetto.
Prendo tempo.
E vado avanti.

lunedì 16 giugno 2014

Ho paura di dimenticare

Mi ricordo quando sentivo che qualcosa era cambiato e che lentamente ma irrevocabilmente mi stavo allontanando dalla malattia.
E ricordo che allora digiunavo qualche giorno, o mi mettevo le dita in gola, così tanto per non dimenticare. Così tanto per dimostrarmi che se avessi voluto, sarei potuta tornare indietro.
Oggi non ne sarei più capace. Ho dimenticato come si digiuna, ho dimenticato persino il mio corpo 10 o 15 chili fa.
A volte mi guardo e non mi trovo né grassa, né magra, però in forma, non male insomma. E allora cerco di ricordare come poteva essere il mio corpo con 10 chili in meno, ma non me lo ricordo, forse l’ho dimenticato.
E ho anche dimenticato cosa significhi fare sport non per il piacere di farlo, ma per dover bruciare calorie.
Ho dimenticato la sofferenza della rinuncia, ho dimenticato la pancia che brontola ed i dolori per l’abuso di lassativi.
Ogni tanto guardo le mie cicatrici, ma dubito sarei in grado di procurarmene altre.
E per carità, capiamoci, non che mi dispiaccia aver dimenticato come umiliarmi o farmi male, anzi. Però questo mi fa riflettere, perché credo che ci siano cose che è giusto dimenticare ed a un certo punto lasciare andare, ma ce ne sono altre, che non si possono dimenticare.
Non bisogna mai dimenticarsi di vivere e di vivere intensamente, di provare ad essere felici, sempre.
Bisogna allenarsi all’ottimismo, alla positività, alla gioia anche quando va tutto male.
Bisogna crederci sempre, non arrendersi mai, non dimenticare mai che dobbiamo cercare la nostra felicità, la nostra voglia di vivere.
A volte mi dimentico di sorridere, mi dimentico che tutto cambia, tutto evolve, tutto si modifica.
A volte mi dimentico di mettermi al centro del mio mondo, di volermi bene e di proteggermi.
A volte mi dimentico di credere in me stessa, di pensare con la mia testa, di fregarmene del giudizio altrui, di andare avanti per la mia strada a testa alta.
Ecco, ho paura di dimenticare questo, non di certo come si digiuna o come ci si ossessiona con la bilancia.
Ho paura di aver paura. Ho paura di non avere più coraggio, forza e volontà per inseguire ciò in cui credo anche se non sembra così facile da raggiungere.
Ho paura di accontentarmi e di farmi andare bene una mezza vita.
Ho lottato tanto per uscire dalla malattia e riprendermi la mia vita, che ora ho paura di dimenticare tutta la fatica, tutti i sacrifici e tutta la determinazione che ci ho messo.
Ho paura di dimenticare quanto mi sia costato e rinunciare a vivere solo per non dover più provare quell’amarezza o quella delusione davanti alle cose che non mi piacciono.
Non ho più la coperta di Linus della malattia, ma ho paura di crearmene altre pur di non affrontare il dolore.